Nel girone A della serie C, quello del nord per intenderci, ogni anno ci sono più di 100 partite con meno di mille spettatori e spesso con meno di 500, praticamente 1 partita su 4; nell’ultima di campionato di serie B ci sono state tre partite con meno di 5 mila spettatori e mentre il calcio dei palazzi perde spettatori in TV e svuota gli stadi di provincia, la periferia dimenticata dai vertici della FIGC e della lega calcio continua a fare numeri da capogiro.
I 6.000 spettatori dell’Eccellenza siciliana dell’altra sera nella partita fra Akragas e Marsala dovrebbero rappresentare un patrimonio del nostro calcio e, invece, rimane lo specchio di un Paese capovolto.
I dati più recenti parlano chiaro: il calcio di vertice italiano sta vivendo una silenziosa ma inesorabile emorragia. Tra stadi freddi e un netto calo degli spettatori televisivi sulle piattaforme pay-tv, le categorie inferiori della piramide nazionale, dalla Serie B a scendere, faticano sempre più a riempire i propri settori. Il tifoso medio appare anestetizzato da prezzi folli, calendari spezzatino e un prodotto televisivo che ha perso la sua anima.
Poi, giri lo sguardo e guardi a Sud. Chilometri di distanza dai salotti della Lega Calcio, dai bottoni di comando della FIGC e ti ritrovi sugli spalti di una partita di Eccellenza Siciliana – la quinta serie calcistica – circondato da oltre 6.000 spettatori urlanti. Cori, bandiere, famiglie allo stadio. Un’atmosfera da massima serie che certifica una verità innegabile: la fame di calcio genuino, in Sicilia, è più viva che mai.
Ma se il bacino d’utenza risponde con un amore viscerale, la realtà strutturale ed economica costringe le società siciliane e del sud in generale ad un vero e proprio calvario finanziario. Salire di categoria, o semplicemente mantenere la Serie D o la Serie C, è diventato un esercizio di puro equilibrismo, e finisce per diventare impossibile non fallire.
Il sistema attuale soffre di un’inflazione interna insostenibile per il territorio:
- Pretese economiche sproporzionate: Anche nei dilettanti, molti giocatori pretendono rimborsi spese e ingaggi da professionisti di fatto, senza che vi siano tutele o entrate strutturali a garantire i club.
- Costi di gestione e logistica: Le trasferte per le squadre isolane costano il doppio rispetto a quelle del Nord, trasformando ogni campionato interregionale in un salasso per i presidenti-eroi locali.
- Il cortocircuito dei patron: Senza un tessuto industriale massiccio alle spalle, le società siciliane si poggiano spesso sulle spalle di singoli imprenditori. Quando le richieste dei tesserati superano il limite e le entrate al botteghino non bastano più, il giocattolo si rompe, portando a fallimenti ciclici o dolorose rinunce.
Il tutto nel disinteresse più totale della Federazione verso questo patrimonio umano e sociale. La Federazione e la Lega Nazionale Dilettanti (LND) gestiscono il calcio con logiche burocratiche e centraliste, ignorando le specificità geopolitiche ed economiche del Mezzogiorno.
Invece di incentivare, defiscalizzare e supportare le piazze calde del Sud, che garantiscono ancora quel “colore”, quella passione, e quell’affluenza allo stadio, il sistema punisce quella che praticamente considera periferia con iscrizioni onerose, sanzioni rigide e zero tutele contro le speculazioni sui cartellini, non fa nulla per incentivare i giocatori a firmare con le squadre del sud e a ridurre i costi di gestione e di trasferte delle società. Ci si riempie la bocca di “calcio della gente”, che deve prevalere l’equità delle competizioni, ma nei fatti si preferisce tutelare i club aziendali senza tifosi piuttosto che piazze storiche capaci di muovere intere comunità.
Capisco che questo è ciò che vogliono i grandi club, tutti indebitati fino all’osso del collo, per via dei milioni buttati in contratti a giocatori e tecnici e procuratori e a cui interessa solo ridurre l’irpef sui contratti milionari piuttosto che fare una politica di sostegno per la passione del calcio
Però lega e federazione non capiscono che stanno commettendo un errore strategico imperdonabile: tagliare le radici dell’albero sperando che i rami alti continuino a fare frutti. Se non si interviene per calmierare le pretese economiche nelle categorie dilettantistiche e se le istituzioni non sosterranno i club del sud con una reale politica di supporto, anche l’ultimo avamposto di passione genuina finirà per spegnersi. E a quel punto, il deserto negli stadi sarà totale e con essa finirà quel desiderio popolare che è la base dell’amore viscerale per il calcio.
Michelangelo Sala































