C’รจ un momento in cui lo sport finisce. E ce n’รจ un altro, molto piรน pericoloso, in cui smettiamo di ricordarci che dall’altra parte non ci sono personaggi di un videogioco, ma persone.
Alexander Sรธrloth ha sbagliato una scelta. Con la Norvegia in vantaggio contro l’Inghilterra, invece di servire Haaland libero davanti alla porta ha deciso di concludere l’azione personalmente. Un errore che, probabilmente, ha inciso sull’esito della partita. Un errore da campo, come ne sono stati commessi migliaia nella storia del calcio.
Da quel momento, perรฒ, il calcio รจ passato in secondo piano. Sui social sono arrivate migliaia di offese e perfino minacce di morte rivolte a Sรธrloth e alla sua famiglia, tanto che la compagna Lena Selnes ha deciso di denunciare pubblicamente quanto stava accadendo. Sotto le foto del loro bambino sono comparsi messaggi che nessuno dovrebbe mai leggere.
Ed รจ qui che dovremmo fermarci a riflettere.
Siamo diventati una societร che pretende la perfezione da chiunque sia sotto i riflettori. Un calciatore non puรฒ piรน sbagliare un passaggio senza essere processato. Un arbitro non puรฒ commettere un errore senza ricevere insulti. Un allenatore non puรฒ perdere una partita senza essere trasformato nel bersaglio dell’odio collettivo.
Ma il calcio รจ fatto proprio di errori. Se non esistessero, non esisterebbero nemmeno le imprese, le rimonte, le favole che ci fanno innamorare di questo sport.
Il problema non รจ la critica. La critica fa parte del gioco, cosรฌ come gli applausi e i fischi. Il problema nasce quando la critica si trasforma in odio, quando una partita diventa il pretesto per augurare la morte a qualcuno o coinvolgere la sua famiglia.
Dietro ogni maglia c’รจ una persona. Un padre, un figlio, un compagno. Qualcuno che, spesso, soffre per quell’errore molto piรน di quanto possano immaginare i tifosi.
Forse i social ci hanno dato l’illusione che tutto sia concesso, che dietro uno schermo si possa dire qualsiasi cosa senza conseguenze. Ma ogni commento ha un destinatario. Ogni parola arriva a qualcuno.
E allora ricordiamocelo anche quando il calcio tornerร a casa nostra. Quando La Piana sbaglierร un rigore, quando Manfrรจ si divorerร un gol a porta vuota o quando Piccioni sarร protagonista di una “papera”. Prima di scrivere un insulto o una sentenza, fermiamoci un istante.
Perchรฉ dietro quei cognomi stampati sulla maglia non ci sono macchine programmate per non sbagliare. Ci sono uomini. Persone con le proprie fragilitร , le proprie paure, le proprie insicurezze. Persone che magari stanno vivendo un momento difficile in famiglia, che hanno problemi di salute, preoccupazioni o semplicemente una giornata storta. Esattamente come tutti noi.
Il calcio dovrebbe unire, non disumanizzare. Dovrebbe insegnarci che si vince e si perde insieme, che l’errore fa parte dello sport e della vita.
Perchรฉ un pallone non passato puรฒ costare una partita. Ma non dovrebbe mai costare la serenitร , la dignitร o la sicurezza di una persona.
Tifosi, sempre. Hater, mai.




























