Ci sono vittorie che diventano immediatamente patrimonio di tutti, accompagnate da dirette televisive, titoli, approfondimenti e prime pagine. E poi ci sono imprese altrettanto importanti che rischiano di consumarsi quasi lontano dai riflettori.

รˆ il caso della Nazionale italiana femminile di pallamano, che ha conquistato la medaglia dโ€™oro ai Giochi del Mediterraneo di Taranto 2026, battendo la Tunisia per 25-23 nella finale disputata al Palasport di Fasano.

Un risultato storico: lโ€™Italia femminile non vinceva lโ€™oro ai Giochi del Mediterraneo da 39 anni, dallโ€™edizione di Latakia del 1987. Inoltre, la pallamano azzurra mancava completamente dal podio della manifestazione dallโ€™argento conquistato dalla Nazionale maschile a Bari nel 1997.

Il successo assume ancora piรน valore pensando al cammino delle ragazze guidate dal direttore tecnico Martin Albertsen, al suo primo impegno ufficiale sulla panchina azzurra. Lโ€™Italia aveva cominciato il torneo perdendo proprio contro la Tunisia per 25-22, prima di inanellare quattro vittorie consecutive contro Algeria, Kosovo, Macedonia del Nord e Grecia e prendersi la rivincita nella partita piรน importante.

Una finale equilibrata, chiusa sul 12-12 allโ€™intervallo e decisa nella seconda parte di gara dalla grande soliditร  difensiva delle azzurre. Nel momento decisivo lโ€™Italia ha concesso pochissimo alla Tunisia, costruendo il vantaggio che ha spalancato le porte dellโ€™oro.

Eppure, davanti a un risultato del genere, resta una domanda: quanti italiani se ne sono realmente accorti?

La finale che assegnava un titolo internazionale allโ€™Italia รจ stata proposta in streaming su RaiPlay Sport, mentre durante il torneo diverse partite avevano trovato spazio anche su Rai Sport. Una copertura che cโ€™รจ stata, dunque, ma che non ha certamente dato allโ€™impresa azzurra quella centralitร  mediatica che un successo di questa portata avrebbe meritato.

Non รจ una questione di contrapporre uno sport allโ€™altro. Il calcio avrร  sempre numeri, pubblico e attenzione differenti. Ma tra questo e relegare unโ€™impresa di una Nazionale italiana in una zona quasi periferica dellโ€™informazione sportiva cโ€™รจ una distanza enorme.

Si parla spesso della necessitร  di avvicinare i giovani allo sport, di ampliare la cultura sportiva del Paese, di dare spazio alle discipline meno conosciute. Poi, perรฒ, quando una Nazionale conquista un oro che mancava da quasi quarantโ€™anni, il rischio รจ che la notizia rimanga soprattutto patrimonio degli appassionati.

Ed รจ un peccato, perchรฉ dietro questo 25-23 non ci sono soltanto una coppa o una medaglia. Ci sono anni di lavoro delle societร , degli allenatori, delle famiglie e delle ragazze che praticano uno sport lontano dai contratti milionari e dallโ€™esposizione quotidiana.

La pallamano femminile italiana ha fatto qualcosa che non riusciva dal 1987.

Trentanove anni di attesa avrebbero meritato molti piรน riflettori.

Perchรฉ la visibilitร  non dovrebbe arrivare soltanto dopo una medaglia, nรฉ essere concessa come un premio alle discipline considerate โ€œminoriโ€. La visibilitร  serve prima: per creare interesse, avvicinare nuovi praticanti, sostenere le societร  e permettere a ragazze e ragazzi di scoprire sport che troppo spesso restano fuori dal racconto quotidiano.

Le azzurre hanno fatto la loro parte, e lโ€™hanno fatta nel modo piรน bello possibile: vincendo.

Adesso la vera sfida รจ unโ€™altra: fare in modo che unโ€™impresa cosรฌ non resti soltanto una notizia per pochi appassionati. Perchรฉ uno sport diventa davvero grande anche quando qualcuno decide di raccontarlo.

E questa Italia dโ€™oro meritava di essere raccontata molto di piรน.