Ci sono giocatori che il tempo sbiadisce.ย E poi ce ne sono altri che il tempo, quasi per rispetto, si rifiuta di cancellare.
Paolo Costantino appartiene a questa seconda categoria.
Basta pronunciare il suo nome e, per chi lo ha visto giocare, torna immediatamente davanti agli occhi quella chioma bionda che spuntava nel cuore dell’area. Era quasi un segnale: l’attaccante era arrivato fin lรฌ, ma adesso avrebbe dovuto fare i conti con lui.
Costantino era un difensore di quelli che oggi sembrano appartenere a un altro calcio.
Duro, leale, ruvido quanto bastava.
Uno che ti seguiva per novanta minuti, che ti anticipava, che non ti lasciava respirare. Uno che sulle caviglie degli avversari non faceva male, ma faceva sentire la propria presenza.
E quando la partita diventava una battaglia, Paolo sembrava trovarsi perfettamente a suo agio.
A Olbia lo avevano chiamato โIl Gladiatore biancoโ.
Un soprannome che non era soltanto folklore.
Era il ritratto di un calciatore.
Perchรฉ Paolo Costantino il calcio non lo giocava.
Lo viveva.ย ย Lo combatteva.ย ย Lo sudava.
E forse รจ proprio per questo che, undici anni dopo quella maledetta giornata del 7 settembre 2015, il suo ricordo continua a essere cosรฌ vivo.
Francesco Paolo Costantino aveva appena 48 anni.
Troppo pochi.
Una vita spezzata improvvisamente, proprio quando il calcio aveva cominciato a consegnargli un’altra panchina, un altro ruolo, un altro modo di vivere il pallone.
Ma prima di quel tragico epilogo c’era stata una lunga storia.
Una storia cominciata molto presto.

DALL’ATALANTA A OLBIA: QUANDO IL GIOVANE PAOLO IMPARAVA DAI GRANDI
Nato il 19 febbraio 1967, Costantino crebbe calcisticamente nelle giovanili dell’Atalanta.
E a Bergamo ebbe anche la possibilitร di affacciarsi al calcio dei grandi.
Si allenรฒ con la prima squadra guidata da Nedo Sonetti, entrando in contatto con un gruppo nel quale c’erano giocatori destinati a diventare protagonisti del calcio italiano.
Carlo Osti. Roberto Donadoni. Cesare Prandelli. Marino Magrin.
Per un ragazzo che sognava di diventare calciatore era come entrare in un’aula speciale, dove ogni allenamento poteva trasformarsi in una lezione.
Ma Costantino non fu soltanto il giovane da osservare.
Anche in quel gruppo riuscรฌ a farsi apprezzare, conquistando l’affetto e la stima della prima squadra.
Era una costante della sua carriera: Paolo riusciva a entrare nei gruppi.
A farsi voler bene.
A costruire rapporti che andavano oltre il campo.
Poi arrivรฒ Olbia, dove quel giovane difensore avrebbe cominciato a costruirsi la propria reputazione.
E proprio lรฌ sarebbe nato quel soprannome destinato a seguirlo per sempre:
Il Gladiatore bianco.

MAZARA, TRE STAGIONI PER DIVENTARE GRANDE
A Mazara arrivรฒ nella gestione dell’imprenditore Elio Abbagnato.
Tre stagioni consecutive: 1987/88 in Serie D con Ignazio Arcoleo, poi 1988/89 con Di Cicco e 1989/90, iniziata ancora con Di Cicco e proseguita con Arcoleo.
Costantino era ancora giovane, ma in campo aveva giร quella personalitร che sarebbe diventata il suo marchio di fabbrica.
Non si tirava indietro.ย ย Non concedeva spazio.ย ย Non aveva paura del confronto fisico.
Poi, molti anni dopo, sarebbe tornato a Mazara, nella parte finale della carriera.
A richiamarlo fu Giovanni Iacono, prima compagno di squadra e poi allenatore.
Un ritorno che racconta bene quanto Costantino fosse riuscito a lasciare qualcosa nelle persone incontrate durante il suo percorso.

MARSALA, LA DIFESA CHE FECE LA STORIA
E poi c’รจ Marsala.ย ย ย La stagione 1994/95.
Quella che ancora oggi, per i tifosi azzurri, ha il sapore delle imprese.
Il Marsala di Mario Buccilli era partito senza proclami.
Ma quella squadra cominciรฒ presto a capire di poter fare qualcosa di importante.
E dietro, a proteggere il risultato, c’era una difesa che sembrava costruita per non concedere nulla.
Costantino, Policardi e Saladino.
Ventotto, ventinove, trenta partite possono essere numeri.
Ma quella stagione fu molto di piรน.
Costantino collezionรฒ 29 presenze e diventรฒ uno dei punti fermi della retroguardia.
Il Marsala subรฌ appena undici reti.
Davanti a loro, Ciccio Bifera costruรฌ una straordinaria striscia di imbattibilitร , sfiorando i mille minuti.
Ma le grandi imprese nascono quasi sempre dall’equilibrio tra chi para, chi difende e chi segna.
E quella squadra aveva trovato il proprio equilibrio.
LA RIMONTA E QUEL MARSALA CHE NON VOLEVA PIร PERDERE
Poi arrivรฒ la svolta.
Dopo il 3-2 subito sul campo della CivitaCastellana, il Marsala cambiรฒ passo.
Dieci vittorie nelle successive diciassette partite.
E soprattutto una striscia impressionante di 26 risultati utili consecutivi.
Negli ultimi quattro turni arrivรฒ il sorpasso su Monterotondo e Civitavecchia.
Una rimonta che trasformรฒ una stagione apparentemente normale in una pagina da ricordare.
E Costantino era lรฌ.
Nel posto che piรน gli apparteneva.
Al centro della difesa.
A sporcare la maglia.
A chiudere gli spazi.
A mettere il corpo davanti al pallone.
A fare quelle cose che raramente finiscono nei tabellini ma che spesso decidono una stagione.

IL COMPAGNO, L’AMICO, IL FRATELLO
Ma se si vuole capire davvero chi fosse Paolo Costantino, bisogna andare oltre il campo.
Bisogna ascoltare chi con lui ha condiviso quello spogliatoio.
Chi gli รจ stato accanto quando il pallone smetteva di rotolare.
Uno di questi รจ Valerio Leto, uno dei capitani piรน amati nella storia del Marsala Calcio e compagno di squadra di Paolo proprio in quella stagione indimenticabile.
Quando parla di Costantino, il tono cambia.
ยซParlare di Paolo รจ un dolore ma anche una grande gioiaยป.
ร una frase che sembra contenere tutta la contraddizione del ricordo.
Il dolore per una persona che non c’รจ piรน.
La gioia per averla incontrata.
ยซDolore perchรฉ non รจ piรน con noi fisicamente, anche se sempre presente nei miei pensieri, e grande gioia perchรฉ parliamo di un ragazzo eccezionale sotto tutti i punti di vista: altruista, buono, gentile, correttoยป.
Poi Leto racconta qualcosa che vale piรน di qualsiasi fotografia.
ยซUno dei compagni con cui ho legato di piรน in tutta la mia carrieraยป.
E la voce della memoria diventa quasi una confessione.
ยซNon รจ facile esprimere questo pensiero per me perchรฉ mi commuovo ogni volta che entra nei miei pensieriยป.
Poi torna quella squadra.
Quel campionato.
Quel Costantino che in campo sembrava impossibile da superare.
ยซDel campionato che abbiamo disputato a Marsala e vinto lui era un baluardo insuperabileยป.

LA BRISCOLA, LE RISATE E QUEL PRE-RITIRO VOLONTARIO
E poi ci sono i ricordi che nessun archivio potrร mai conservare.
Quelli che appartengono soltanto agli uomini.
ยซTra i tanti aneddoti, le interminabili partite a briscola in cinque che duravano pomeriggi interi a casa sua quando il sabato giocavamo in casaยป.
E allora emerge un’altra immagine di Paolo.
Non piรน il difensore.
Non piรน il Gladiatore.
Semplicemente uno del gruppo.
ยซE noi facevamo un pre-ritiro volontario perchรฉ ci divertivamo un sacco e ci prendevamo a parolacce, ovviamente in senso buonoยป.
Sono questi i ricordi che resistono.ย Le risate.ย Gli sfottรฒ.ย Le partite a carte.ย I pomeriggi che sembravano non finire mai.
ร lรฌ che una squadra diventa qualcosa di piรน di una squadra.ย Ed รจ lรฌ che un compagno diventa un amico.
A volte, un fratello.

SAVOIA, L’ULTIMA PANCHINA
La carriera di Paolo Costantino si sarebbe conclusa con il Savoia.
Ma il calcio non era ancora pronto a lasciarlo andare.
Terminata la carriera da calciatore, a Costantino venne affidato il compito di allenare una squadra del settore giovanile.
Un nuovo ruolo.
Un’altra panchina.
Ancora ragazzi da accompagnare, consigliare, correggere.
Ancora palloni da calciare.
Ancora calcio da insegnare.
Era diventato il naturale passaggio da una vita vissuta sul campo a una vita da trasmettere agli altri.
Sarebbe stato il suo ultimo impegno.
Quello che la morte avrebbe spento troppo presto.
UN RICORDO CHE NON FINISCE
Undici anni dopo, Paolo Costantino non รจ soltanto un nome scritto negli almanacchi.
Non sono soltanto le maglie di Olbia, Mazara, Marsala, Savoia, Fano e delle altre squadre attraversate nella sua carriera.
Non sono soltanto le presenze.
Non sono soltanto i campionati.
ร qualcosa di molto piรน difficile da cancellare.
ร un ricordo umano.
Quello di un calciatore che riusciva a farsi voler bene dai compagni.
Quello di un difensore che faceva sentire la propria presenza.
Quello di un uomo che, anni dopo, continua a vivere nei racconti di chi gli รจ stato vicino.
E Valerio Leto lo dice con parole che non hanno bisogno di essere aggiustate.
ยซPotrei concludere dicendo un abbraccio Paolo, ovunque tu sia. Ma non รจ cosรฌ, perchรฉ la frase piรน giusta รจ un grande abbraccio amico mio perchรฉ comunque in qualche modo sei sempre con meยป.
Poi la firma.
Quasi una promessa.
ยซDa uno dei tuoi fratelli, Valerio Letoยป.
E allora forse il tempo, davvero, con Paolo Costantino ha fallito.
Perchรฉ puรฒ cancellare una partita.
Puรฒ ingiallire una fotografia.
Puรฒ consumare una maglia.
Ma non riesce a cancellare un’amicizia vera.
Non riesce a cancellare il ricordo di un uomo.
E non riesce a portarsi via quel ragazzo dalla chioma bionda che, ancora oggi, sembra correre dentro un campo.
L’attaccante prova a girarsi.
Paolo รจ giร lรฌ.
Un anticipo.ย ย Un contrasto.ย ย Un pallone spazzato.ย La maglia sporca.ย E poi ancora a correre.
Ancora a combattere.ย ย Come faceva sempre.
Come faceva il Paolo il Gladiatoreย


































