Il paradosso del calcio italiano รจ ormai evidente: continuiamo a lamentarci perchรฉ la Nazionale fatica a trovare nuovi talenti, ma quando arriva il momento di costruire le squadre di Serie A continuiamo a guardare soprattutto oltre confine.

I numeri provvisori di questo calciomercato raccontano ancora una volta una tendenza chiarissima. Considerando i nuovi giocatori che cambiano effettivamente maglia ed escludendo i semplici rientri dai prestiti, circa tre acquisti su quattro effettuati finora dalle societร  di Serie A riguardano calciatori stranieri. Gli italiani rappresentano appena un quarto del mercato.

Non si tratta soltanto di una sensazione. La stessa FIGC, nella recente relazione sullo stato di salute del nostro calcio, ha evidenziato numeri ancora piรน preoccupanti: il 67,9% dei minuti giocati nell’ultimo campionato di Serie A รจ stato occupato da calciatori non selezionabili per la Nazionale italiana. Ancora piรน impressionante il dato relativo agli Under 21 italiani: appena l’1,9% dei minuti complessivi, dato che colloca la Serie A al 49ยฐ posto tra 50 campionati analizzati.

E allora accade qualcosa di apparentemente assurdo: mentre importiamo calciatori stranieri, anche giovanissimi e spesso ancora tutti da scoprire, alcuni dei nostri ragazzi cominciano a guardare all’estero per trovare ciรฒ che in Italia sembra diventato merce rara: fiducia, spazio e possibilitร  di sbagliare.

Ma sarebbe troppo semplice attribuire ogni responsabilitร  ai club.

Attorno ai giovani calciatori si muove ormai un sistema enorme di interessi economici. Procuratori, intermediari, osservatori e agenzie entrano sempre prima nella vita dei ragazzi e delle loro famiglie. Naturalmente esistono professionisti seri, indispensabili per tutelare la carriera di un atleta. Ma esiste anche il rischio che qualcuno guardi al giovane soprattutto come a un possibile affare.

E allora il trasferimento diventa piรน importante della crescita, il contratto piรน importante dei minuti giocati, la commissione piรน importante del progetto tecnico.

Un ragazzo di 16, 17 o 18 anni puรฒ cosรฌ essere convinto che cambiare squadra, cittร  o addirittura Paese sia necessariamente il passo decisivo verso il professionismo. Qualche volta lo รจ. Altre volte comincia invece un pellegrinaggio tra settori giovanili, prestiti e campionati diversi che rischia di bruciare talento e aspettative.

Il problema, perรฒ, nasce ancora prima.

Se una societร  italiana preferisce investire su un ventenne straniero piuttosto che concedere tempo a un ragazzo cresciuto nel proprio vivaio, non possiamo poi stupirci se quel ragazzo cerca fortuna in Belgio, Olanda, Svizzera, Germania o altrove.

Il calcio italiano continua a produrre talenti. I risultati delle nostre Nazionali giovanili lo dimostrano. Il vero problema รจ ciรฒ che accade dopo: il passaggio dal settore giovanile al calcio dei grandi.

Forse dovremmo smettere di domandarci dove siano finiti i nuovi Baggio, Totti, Del Piero o Maldini.

Dovremmo cominciare a chiederci se, nascendo oggi, avrebbero davvero il tempo e lo spazio necessari per diventarlo.