Cari amici lettori,
da oggi MarsalaSport.com inaugura una nuova rubrica, affidata al nostro nuovo collaboratore Michelangelo Sala, grande appassionato di sport che, con i suoi interventi, offrirร spunti di riflessione e analisi sui temi di maggiore attualitร .
Con un simpatico gioco di parole, la rubrica prende il nome di “la Sala delle opinioni..”: uno spazio dedicato ad approfondimenti, considerazioni e punti di vista personali, sempre con l’obiettivo di stimolare il confronto e il dibattito tra i nostri lettori.
Ad aprire questo nuovo appuntamento รจ un’analisi dedicata al calcio e, in particolare, ai cambiamenti tattici e tecnici emersi nel Mondiale appena concluso, una riflessione che invita a guardare oltre il semplice risultato.
Non ci resta che augurarvi… buona lettura!
Il calcio ormai รจ un business interplanetare, ma nonostante ciรฒ mi chiedo e vi chiedo se siamo pronti a rinunciare alla sacralitร di alcuni suoi riti secolari, con le logiche dell’intrattenimento tipiche degli sport statunitensi. Siamo pronti a sopportare gli show dell’half time, e l’hydration break che interrompe la partita nel mezzo dei due tempi per mandare in onda gli spot pubblicitari anche nelle nostre competizioni europee e nazionali, oppure accantoniamo l’esperimento di questo mondiale e ritorniamo al vecchio, caro football con le sue tradizioni, i suoi culti centenari. In attesa di capire cosa ne sarร , cioรจ se prevarrร ancora di piรน il business ovvero il romanticismo della tradizione, vorrei analizzare gli aspetti tecnici che ci ha lasciato questo mondiale.
Innanzitutto abbiamo visto che esistono ancora i grandi campioni che in queste manifestazioni esprimono ancor di piรน il loro valore. A parte Messi che รจ ormai fuori concorso e per cui sono finiti tutti gli aggettivi per qualificarlo, abbiamo assistito a grandi prestazioni dei vari Mbappe, Haaland, Kane, Yamal, Olise, Odegard, Rodri, Bellingham, Vinicius. Insomma esistono i grandi giocatori per cui vale ancora la pena guardare una partita del mondiale, poi abbiamo visto che il collettivo prevale sempre, perchรฉ sembrerร strano, ma il calcio รจ un gioco di squadra che รจ complesso nelle sue dinamiche, ma al contempo semplice nelle sue piรน logiche interpretazioni. La Spagna ha dimostrato di essere la Nazionale piรน forte al mondo e ha vinto con pieno merito. Il calcio รจ un gioco fatto di tempo e spazio, di testa e cuore, e il collettivo della Spagna piรน di ogni altra Nazionale annovera queste caratteristiche. Qualche squadra ha anche delle migliori individualitร , penso alla Francia, ad esempio, ma le individualitร se non si integrano perfettamente con le dinamiche del collettivo, possono restare fine a stesse, anche perchรฉ oggi il calcio รจ estremamente tattico e tutti hanno imparato a fare la fase difensiva e non appena il livello si eleva le individualitร possono fare la differenza solo all’interno di un collettivo equilibrato e armonizzato. La forza del movimento calcistico spagnolo viene da lontano, viene da un lavoro fatto con serietร , competenza e dedizione. La Spagna รจ ormai ha un livello quasi perfetto, frutto di un progetto preciso.
L’Italia purtroppo si รจ fermata al 2006, da allora รจ stata una discesa sempre piรน ripida, ormai sono tre mondiali che non ci qualifichiamo. Non so se riusciremo a recupero tutto il terreno perduto, perchรฉ ormai il ritardo con le Nazionali piรน importanti รจ evidente. Ci vogliono risorse finanziarie, risorse umane di spessore e strutture adeguate, bisogna lavorare strenuamente con il pieno sostegno della politica e delle istituzioni sportive. Non sarร facile, ma speriamo quantomeno di qualificarsi al prossimo mondiale, poi magari a poco a poco vedremo di recuperare il terreno perduto, perchรฉ va bene il tennis, va bene la pallavolo, l’atletica, il nuoto, ma il calcio checchรฉ se ne dica, rimane sempre il calcio.





























