
Viviamo in un mondo che sembra avere continuamente bisogno di etichette. Normale, diverso, disabile, abile. Parole utilizzate per sistemare le persone dentro categorie rassicuranti. Poi arriva lo sport e, qualche volta, quelle etichette le manda semplicemente in frantumi.
La Nazionale italiana di basket in carrozzina รจ nella storia. Gli azzurri di coach Fabio Castellucci hanno sconfitto la Gran Bretagna 63-59 nella semifinale dei Mondiali di Ottawa, conquistando per la prima volta lโaccesso alla finale iridata e assicurandosi giร la prima medaglia mondiale della propria storia.
Non chiamateli โanormaliโ. Se proprio abbiamo bisogno di unโetichetta, chiamiamoli straordinari.
Straordinaria รจ stata la loro marcia in Canada, con un percorso che ha portato lโItalia fino allโultimo atto del torneo. Straordinaria รจ stata soprattutto la semifinale contro una Gran Bretagna da anni ai vertici internazionali, battuta al termine di una partita di carattere, luciditร e sacrificio.
Ma cโรจ anche unโaltra riflessione da fare, forse meno comoda.
Perchรฉ di questo Mondiale, almeno nel grande racconto sportivo nazionale, si รจ parlato troppo poco. ร servita una finale mondiale perchรฉ la Nazionale di basket in carrozzina trovasse spazio in prima serata su Rai 2. Una grande opportunitร , certo, e una scelta da salutare positivamente. Ma anche una domanda inevitabile: perchรฉ bisogna aspettare unโimpresa storica per accorgersi di questi atleti?
Lo sport paralimpico non dovrebbe meritare attenzione soltanto quando arriva una medaglia, una finale o una storia eccezionale da raccontare. La visibilitร non dovrebbe essere il premio per chi compie unโimpresa, ma parte del normale racconto sportivo del Paese.
Questa sera, sabato 19 settembre, alle 22.45, lโItalia affronterร lโAustralia nella finale per il titolo mondiale, trasmessa in diretta su Rai 2.
Ed รจ bellissimo che milioni di italiani possano finalmente vedere questi ragazzi.
Peccato soltanto che sia servito arrivare fino alla finale per accendere i riflettori.
Perchรฉ la carrozzina non racconta ciรฒ che manca. Racconta talento, tecnica, sacrificio, agonismo.
E forse il vero limite, qualche volta, non รจ quello degli atleti. ร quello di chi ancora fatica a considerarli parte dello stesso, identico, grande racconto dello sport.
































