Il gesto della tifoseria del Partinicaudace dopo il tornado che ha colpito Marsala ci ricorda che il calcio, al di là del risultato, può ancora essere una straordinaria lezione di umanità.

Per fortuna esistono momenti in cui il calcio smette di essere soltanto calcio. Momenti in cui un pallone, una classifica, una rivalità sportiva passano inevitabilmente in secondo piano. E allora ci si ricorda di una verità tanto semplice quanto spesso dimenticata: prima di essere tifosi di una squadra, siamo esseri umani.

Domenica scorsa, in occasione della sfida tra Partinicaudace e Marsala, sugli spalti è comparso uno striscione: «Marsala siamo con voi». Poche parole, scritte dai tifosi neroverdi per esprimere vicinanza a una città duramente colpita dalla violenza del tornado dei giorni precedenti.

Un gesto semplice, spontaneo, ma dal significato enorme.

Perché viviamo in un’epoca in cui il calcio sembra aver smarrito troppo spesso la propria dimensione popolare e sociale. Un mondo nel quale l’avversario diventa un nemico, lo sfottò si trasforma in insulto e l’appartenenza a una maglia finisce, talvolta, per giustificare comportamenti che con lo sport hanno ben poco a che vedere.

Eppure, basta uno striscione per ricordarci che può esistere un altro modo di vivere il tifo.

Si può essere rivali senza essere nemici. Si può desiderare la sconfitta sportiva dell’altro senza augurargli il male. Si può amare visceralmente la propria squadra senza dimenticare il rispetto per chi indossa colori diversi.

Non dovrebbe essere qualcosa di straordinario. Dovrebbe rappresentare la normalità.

E invece, proprio perché troppo spesso assistiamo al contrario, gesti come quello della tifoseria del Partinicaudace meritano di essere raccontati, valorizzati e soprattutto ricordati.

C’è poi un’altra considerazione che mi sta particolarmente a cuore. Parliamo continuamente dello sport come strumento educativo. Lo ripetiamo nelle scuole, nelle associazioni, nei convegni. Insegniamo ai ragazzi il rispetto delle regole, il valore della squadra, l’importanza della lealtà. Ma poi, troppo spesso, sono proprio gli adulti a tradire quegli stessi principi.

A Partinico, invece, è arrivata una lezione che non aveva bisogno di professori, prediche o grandi discorsi. Sono bastati uno striscione e poche parole.

Una lezione di civiltà.

Il Marsala ha vinto sul campo, conquistando tre punti importanti per il proprio campionato. Ma quel pomeriggio, sugli spalti, ha vinto anche un’idea di calcio che non possiamo permetterci di perdere.

Quella di uno sport capace di unire senza cancellare le differenze, di alimentare passioni senza generare odio, di custodire le rivalità senza rinunciare all’umanità.

Perché le classifiche cambiano, i campionati finiscono, le vittorie e le sconfitte diventano ricordi. I gesti, quelli autentici, rimangono.

E forse dovremmo imparare a raccontarli più spesso.

Perché il calcio è della gente. E quando la rivalità lascia spazio all’umanità, ci ricorda che i colori possono dividerci per novanta minuti, ma il rispetto e la solidarietà non dovrebbero conoscere né confini né appartenenze.

Carmelo Ilario