โ€œ๐ˆ๐ฅ ๐Œ๐š๐ซ๐ฌ๐š๐ฅ๐š ๐ฏ๐š ๐ฌ๐ž๐ซ๐ฏ๐ข๐ญ๐จ, ๐ ๐ฎ๐š๐ข ๐š ๐ฌ๐ž๐ซ๐ฏ๐ข๐ซ๐ฌ๐ž๐ง๐žโ€ฆโ€ ๐Ÿ๐Ÿ– ๐š๐ง๐ง๐ข ๐ฌ๐ž๐ง๐ณ๐š ๐๐ž๐ฉ๐ฉ๐ž ๐๐ž๐ฅ๐ฅ๐ž๐ ๐ซ๐ข๐ง๐จ

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Ci sono persone che passano. E poi ci sono persone che restano, come una voce che continua a vibrare nellโ€™aria anche quando il microfono รจ spento da anni.
Il 25 giugno 2008 si spegneva Peppe Pellegrino che di anni ne aveva solo 63. Un malore improvviso quando poche ore prima molti lo videro assistere in cittaโ€™ ai giochi pirotecnici in onore di San Giovanni. Ma dire che ci lasciรฒ sarebbe riduttivo. Peppe non se nโ€™รจ mai andato davvero: รจ rimasto nascosto tra le frequenze di una radio che non trasmette piรน, nei ricordi di una cittร  che ancora oggi, a distanza di tanti anni, ne pronuncia il nome con un sorriso, una smorfia o unโ€™emozione improvvisa.
In unโ€™epoca in cui internet non aveva ancora divorato il tempo e le distanze, Peppe era una presenza. Una di quelle che non potevi ignorare. Lo si poteva amare o contestare, applaudire o criticare. Ma nessuno riusciva a rimanere indifferente. Era un uomo che parlava come viveva: senza filtri, senza reti di protezione, senza chiedere il permesso.
Con ๐‘๐š๐๐ข๐จ ๐€๐ง๐ญ๐ž๐ง๐ง๐š ๐๐ž๐ฅ ๐๐จ๐ž๐จ diede voce a una generazione intera. Aprรฌ una porta a tanti giovani che sognavano un microfono e unโ€™idea da raccontare. Non solo con la musica ma anche con lโ€™informazione sportiva come il compianto Bruno Maltese ed i giovani di allora Peppe Pampalone e Fabio Rinaldo. E poi cโ€™era quel suo appuntamento quotidiano, โ€œ๐•๐ข๐š ๐’๐š๐ซ๐๐ž๐ ๐ง๐š ๐Ÿ๐Ÿ“โ€, preparato con la cura artigianale di chi considerava lโ€™informazione non un mestiere, ma una missione. La cittร  si fermava ad ascoltare. Le radioline diventavano finestre aperte sul mondo e Peppe ne era il narratore irrequieto.
Le sue radiocronache erano un genere letterario a sรฉ. Imprevedibili, surreali, appassionate. Poteva trasformare un guardalinee nel protagonista assoluto di una partita, inseguendolo verbalmente per novanta minuti, oppure usare la radio per mobilitare la cittร  attorno a un gesto di solidarietร . Era cronaca, teatro, passione e istinto. Tutto insieme.
Ma se cโ€™era una cosa che abitava il suo cuore piรน della radio, quella era il Marsala.
Non il Marsala delle classifiche, non il Marsala da sfruttare quando vinceva. Il suo era un amore viscerale, quasi ostinato. Un amore che non chiedeva nulla in cambio. Lo seguiva ovunque, nelle domeniche di gloria e nei pomeriggi amari, quando la polvere dei campi sembrava coprire anche i sogni. Dove giocava il Marsala, lรฌ cโ€™era Peppe. A raccontarlo, a difenderlo, a viverlo.
E nessuna frase lo racconta meglio di quella che รจ diventata unโ€™ereditร  morale per generazioni di tifosi:
โ€œ๐ˆ๐ฅ ๐Œ๐š๐ซ๐ฌ๐š๐ฅ๐š ๐ฏ๐š ๐ฌ๐ž๐ซ๐ฏ๐ข๐ญ๐จ, ๐ ๐ฎ๐š๐ข ๐š ๐ฌ๐ž๐ซ๐ฏ๐ข๐ซ๐ฌ๐ž๐ง๐ž.โ€
Non era uno slogan. Era un manifesto. Un modo di intendere lโ€™appartenenza. Per Peppe quella maglia non era una scala da salire, ma una bandiera da custodire. Per questo litigava, si infuriava, alzava la voce. Non per interesse personale, ma perchรฉ certe passioni, quando sono autentiche, non conoscono diplomazia.
Il suo โ€œ๐’๐š๐ฅ๐จ๐ญ๐ญ๐จ ๐€๐ณ๐ณ๐ฎ๐ซ๐ซ๐จ”, ha raccontato storie e persone, gesti, emozioni e delusioni , non solo nelle dirette radio ma anche con quel giornalino che qualcuno a Marsala ancora conserva e difende come un cimelio.
Inventรฒ personaggi come la celebre โ€œZi Pippina di Fossarunzaโ€, trovรฒ modi originali per spiegare concetti che tutti dovevano comprendere, trasformรฒ il racconto sportivo in una rappresentazione popolare fatta di ironia, rabbia, amore e umanitร . Era un cronista fuori dagli schemi, uno che non aveva studiato per essere quel che era ma che aveva imparato la professione consumando passione, chilometri e notti insonni. E poi quella simpatica frase che gli serviva per etichettare , a modo suo, chi voleva contrastarlo .โ€Una poco sโ€™accattaro u microfono a Standa e addivintaru giornalisti โ€œ !!
E forse il gesto che lo racconta meglio fu quello di lasciare la sicurezza di un posto fisso allโ€™Ausonia per inseguire ciรฒ che amava davvero. In un era in cui il simpatico Checco Zalone in un suo film ne ha raccontato scherzosamente che non conta altro nella vita, viene da sorridere. Una scelta che oggi appare quasi romantica, persino folle. Ma Peppe apparteneva a quella razza rara di uomini che preferiscono vivere una passione piuttosto che sopravvivere a un rimpianto.
Oggi, a diciotto anni dalla sua scomparsa, il tempo non ha cancellato la sua impronta. Anzi, lโ€™ha resa piรน nitida. Perchรฉ i personaggi autentici non invecchiano nei ricordi: diventano memoria collettiva.
E allora vogliamo immaginarlo ancora lรฌ, con una cuffia sulle orecchie, il microfono tra le mani e il cuore avvolto dai colori azzurri. Magari intento a discutere con un arbitro invisibile, a raccontare lโ€™ennesima impresa del suo Marsala o a spiegare qualcosa alla sua immancabile Zi Pippina.
Da qualche parte, oltre il rumore del mondo, la sua voce continua a viaggiare.
E Marsala, ogni tanto, sembra ancora mettersi in ascolto. Perchรฉ certe frequenze non si spengono mai. E certi uomini, semplicemente, diventano leggenda.